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Sardara

SardaraPaSardara palermitana
Modello realizzato da Giovan Battista Provenzano

Imbarcazione Siciliana a remi e vela latina, la cui lunghezza generalmente poteva variare dai 7 agli 11 metri, il suo equipaggio era composto in genere da 6-8 uomini, adoperata principalmente per la pesca di sardine, acciughe, alacce, o le alalunghe (quest’ultimo tipo di pesce veniva pescato nelle zone di Trappeto verso ovest e Porticello ad est di Palermo).

Il periodo della “passa” dei branchi di pesce azzurro inizia in coincidenza della festività di san Giuseppe; i pescatori e le loro famiglie, in tale ricorrenza, erano usi promuovere sagre e feste di borgata, in ringraziamento dell’inizio del periodo di pescosità, di ricchezza quindi per ogni nucleo che basava la propria sussistenza su questo tipo di pesca.

Non di rado le fiancate delle sardare erano arricchite di disegni apotropaici o di dipinti che rimembravano ex voto.Uno dei tratti distintivi della sardara palermitana era l’alto campione di poppa, che dalla forma ricordava la lunga lama di una scimitarra araba. Aveva una forma prolungata che finiva oltre la chiglia, offrendo un valido aiuto strutturale che sopperiva alla insufficienza del piano di deriva.

L’inclinazione verso l’interno del campione di poppa non era uguale in tutte le sardare, ve ne erano taluni con una inclinazione che raggiungeva anche i trenta gradi dalla normale, altri erano quasi retti; tale inclinazione veniva data dai Maestri d’Ascia al momento della costruzione, ognuno aveva un proprio stile distintivo nel realizzarlo. Sull’estremità superiore del campione di poppa veniva fissata la scotta che univa la parte terminale della cucitura della vela (scopo primario delle scotte è di ottenere il giusto angolo d’incidenza della vela rispetto alla direzione del vento).

Altro impiego delle sardare era relativo all’uso delle sciabiche da natante (tartaruni e raustina) e della rete a strascico di fondo a scafi accoppiati (a cucchia). In località come Mazara e Sciacca si costruivano “barche lunghe” (sardare) di oltre dieci metri esclusivamente per la pesca a strascico.

Oggi le sardare sono quasi del tutto scomparse, anche se in verità andando nelle borgate marinare attorno Palermo sicuramente sarà capitato di imbattersi in simpatici semicabinati a motore di circa 7-10 metri; se vi si presta più attenzione nel guardarli, ci si può accorgere che altro non sono che delle sardare a cui sono state alzate le fiancate ed applicata la cabinatura, soluzione questa che permette ancora alle vecchie sardare di sopravvivere, anche se così facendo hanno perso buona parte del loro fascino.

Simile nelle dimensioni e nell’impiego era la sardara catanese, chiamata “Varca ri Conzu”, la quale veniva realizzata ed operava nella costa orientale della Sicilia.

A questa barca va fatta una menzione particolare per la ricchezza di colori e disegni con cui i Maestri d’Ascia del catanese e ragusano realizzavano gli scafi.

SardaraCtSardara catanese
Modello realizzato da Giovan Battista Provenzano