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Come operiamo

L’Associazione Culturale “Museo del Mare e della Navigazione Siciliana «Florio»” opera da anni nella ricerca di notizie o immagini che possano dare un volto ad una parte di tutte quelle imbarcazioni che nel corso dei secoli passati hanno operato nei mari siciliani contribuendo alla creazione della storia della Sicilia.

Principalmente il lavoro da noi svolto è sempre stato un lavoro di ricerca e ricostruzione, ma non nascondiamo che spesso nella creazione di questi modelli inediti che vi proponiamo con questo libro ci siamo trovati ad affrontare delle scelte dal punto di vista tecnico che in noi progettisti lasciavano dei dubbi, così in questi momenti abbiamo deciso di avvalerci della collaborazione di esperti nel campo della carpenteria navale in modo da trovare le soluzioni tecniche corrette che ci permettessero di avvicinarci alla realtà di come potesse essere costruita una determinata imbarcazione da noi studiata. 

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Noi parliamo sempre in qualsiasi imbarcazione che abbiamo studiato e ricostruito di “avvicinarci alla realtà” di come poteva essere, non adoperando mai la frase “era così” in quanto l’esperienza acquisita in questo campo ci ha fatto comprendere che in passato ogni cantiere che costruiva imbarcazioni in legno, aveva un Maestro D’Ascia con una sua personale visione di come costruire una determinata imbarcazione, ed in considerazione anche del fatto che queste persone non avevano rapporti di collaborazione o di studio tra di loro, questo determinava che se un cantiere di Palermo realizzava una Sardara , questa era realizzata con una lunghezza di m.7,5 avente un campione di poppa riverso verso l’interno dello scafo, mentre un cantiere di Porticello (PA) la realizzava di m.8,5 con un campione di poppa perfettamente verticale.

Questo ci fa capire che se in un determinato momento nei secoli passati erano iscritti nei registri doganali 120 Schifazzi , questi erano quasi tutti diversi tra loro perché costruiti in cantieri diversi, ma bisogna anche tenere in conto che molto spesso chi ordinava la costruzione di una determinata imbarcazione ad un Maestro D’Ascia, molto spesso chiedeva delle caratteristiche della stessa, in funzione dello scopo per cui l’imbarcazione veniva realizzata (più alta, o più lunga, o più larga di fianchi ecc.), ecco perché non ci sentiamo di dire “era così” in mancanza di riferimenti precisi.

Chiarito il concetto del perché non adopereremo la frase “era così” parlando di una qualsiasi imbarcazione costruita nei piccoli cantieri locali, ci pare doveroso tuttavia chiarire che le cose per fortuna non andavano in questa maniera per le grandi navi che si costruivano nei cantieri più grandi, in quanto queste erano realizzate con dei progetti di partenza che cominciarono ad essere redatti dopo la seconda metà del seicento, questi progetti sono stati cercati, ritrovati e custoditi dai maggiori musei del nostro continente, cosa purtroppo che non si è verificata nei musei Siciliani per quanto riguarda il nostro naviglio.

Altro fattore rilevante che è venuto fuori dai nostri studi è il fatto che in molte imbarcazioni realizzate in Sicilia si può notare l’influenza della cantieristica di popolazioni straniere che ci hanno colonizzato in passato. Un esempio di ciò è la Sardara, una imbarcazione costruita principalmente per essere adoperata per la pesca delle sarde, la quale nel palermitano e nel trapanese che sono zone in cui nel passato è stata forte l’influenza araba, venivano realizzate con un vistoso campione di poppa del tutto somigliante alla forma di una scimitarra araba.

Se invece osserviamo una Sardara della costa Orientale siciliana con attenzione, ci accorgiamo che nelle linee essenziali non è molto differente da una nave vichinga, questo probabilmente perché nel periodo della dominazione normanna le maestranze dei cantieri di Catania e Ragusa erano in gran parte Normanni.

Il risultato di questa nostra riflessione è che una barca costruita nella costa orientale con un preciso scopo “la pesca delle sarde”, risulta essere completamente diversa da quella costruita nella costa occidentale per il medesimo scopo, grazie alle diverse influenze culturali.